Psi, “Una Lunga Marcia”

 

Appunti, ricordi, documenti, giornali, resoconti di riunioni di direzioni e di congressi. Carlo Correr pubblica “Una Lunga Marcia. I socialisti italiani dopo il 1993”. Il libro, stampato da “Nuova Editrice Mondoperaio”, è composto da 278 pagine dettagliate e sofferte. L’autore è un giornalista socialista che prima ha visto il Psi di Bettino Craxi e poi quello di Enrico Boselli e di Riccardo Nencini. Ferreo sui principi, preciso, pragmatico, metodico, è uno dei protagonisti di quella storia sconosciuta e tribolata dei socialisti dopo Tangentopoli. Correr prima è capo ufficio stampa di Boselli e direttore dell’Avanti! della domenica e poi è caporedattore dell’Avantionline con il Psi di Nencini. Non si risparmia, è un socialdemocratico modello nord europeo. È pronto a tutti i lavori: si alza le maniche della camicia e fa anche il trasloco di scrivanie, archivi del giornale, computer nelle varie peregrinazioni di sedi nelle vie del centro di Roma cercando affitti meno cari.

Correr racconta e scandisce 22 anni di storia tormentata: quella del dopo Craxi. Scorre la vicenda della diaspora socialista ma anche quella della sinistra italiana fatta di scontri, di scissioni, di ricerca di nuove identità e strade. Una ricerca che raramente porta all’unità. Parla dei tentativi di rinnovamento e di ricostruzione del Partito socialista annichilito da Tangentopoli. Per la prima volta c’è un fascio di luce informativa su una vicenda storica e politica drammatica e oscurata.

Sono oltre due decenni di battaglie in gran parte perse, di misteri politici svelati e di rebus irrisolti. Cerca di spiegare perché l’Italia, unico paese europeo, non ha più un Partito socialista degno di questo nome. Il Psi di Nencini alza una bandiera gloriosa, quella di Filippo Turati e Pietro Nenni, ma ha un ruolo marginale e veleggia appena attorno all’1% dei voti. Invece il Pd, nato dal matrimonio tra gli eredi del Pci e della Dc, non ha una identità politica precisa, e comunque non ha né un nome né un programma socialdemocratico. Di qui gli scontri tra l’anima di centro e quella di sinistra del Pd, che in diversi casi hanno causato delle rotture (Stefano Fassina, Pippo Civati, Sergio Cofferati, Corradino Mineo hanno detto addio uno dopo l’altro nell’ultimo anno).

Si vede di tutto: Matteo Renzi è uomo di matrice cattolica e democristiana, ma è stato lui a far aderire Il Pd al Partito socialista europeo e non i predecessori Walter Veltroni e Pier Luigi Bersani, ex Pci-Pds-Ds. Il presidente del Consiglio e segretario democratico, conquistato il 40,8% dei voti nelle elezioni europee dello scorso anno, ha definito il Pd “il più grande partito riformista d’Europa”, ma si è guardato bene dal pronunciare parole come “socialista” o “socialdemocratico”.

Un fatto è sicuro: il Psi nelle elezioni politiche del 1992 ebbe il 13,62% dei voti, in quelle del 1994 crollò al 2,19% e adesso veleggia attorno all’1%. Cifre da micro partito. Correr scrive: «È un vaso di coccio tra vasi di ferro».

Sono molte le cause del disastro: il ricordo nell’opinione pubblica di Tangentopoli, la fuga di gran parte degli elettori socialisti (e democristiani) verso Silvio Berlusconi, la frammentazione dei socialisti tra centrosinistra (Enrico Boselli) e centrodestra (Gianni De Michelis). Il sistema elettorale maggioritario della Seconda Repubblica leaderistica e bipolare, cara a Berlusconi, a Massimo D’Alema e a Walter Veltroni, ha chiuso il cerchio.

Il partito cambia nome più volte: Si (Socialisti italiani), Sdi (Socialisti democratici italiani), Ps (Partito socialista) e infine si torna a Psi. Boselli, Ottaviano Del Turco, Roberto Villetti, Ugo Intini, Gino Giugni, Alberto La Volpe realizzano varie intese preservando la sopravvivenza e l’autonomia del partito. I rapporti con il Pds-Ds-Pd oscillano tra l’alleanza e lo scontro. Correr precisa: le relazioni sono contrastate con D’Alema, buone con Fassino e Bersani, pessime con Veltroni.

La segreteria di Boselli è lunga, dura 14 anni, dal 1994 al 2008. Combatte contro Berlusconi e il centrodestra, cerca di ricomporre “la diaspora socialista”, realizza battaglie per i diritti civili e per la difesa dei lavoratori, sancisce intese con le forze laiche e i radicali, lancia la costituente socialista alla quale aderiscono De Michelis, Claudio Martelli, Valdo Spini, Bobo Craxi e anche ex Ds come Gavino Angius. Vara la Rosa nel pugno, una lista elettorale con i radicali di Marco Pannella basata sui diritti civili, di libertà e di tutela delle minoranze. Rinasce la speranza. Nel 2007 gli iscritti salgono a 70 mila, in alcune elezioni amministrative arriva il 4% dei voti.

Poi c’è la doccia fredda. Le elezioni politiche del 2008 sono un disastro. I post comunisti hanno fatto di tutto, scrive Correr, per favorire “un suicidio assistito” e far sparire il simbolo socialista dalle schede elettorali. Rievoca un drammatico incontro nel loft del Pd tra Boselli e Angius, da una parte, con Veltroni e Bettini, dall’altra. Sottolinea: «Nello splendido ufficio con vista sul Circo Massimo, a Piazza Sant’Anastasia, a Roma» si consuma «la definitiva rottura con i socialisti».

Veltroni, il fondatore del Pd, concede l’apparentamento elettorale solo all’Italia dei valori di Antonio Di Pietro, ma lo rifiuta al Psi e offre solo una manciata di parlamentari da eleggere nelle liste democratiche. Boselli rifiuta, si presenta da solo al voto e perde non superando la soglia di sbarramento né la trincea del 2%. Il segretario del Psi spiega il no all’assorbimento voluto dal segretario democratico: «I socialisti non potevano accettare il diktat di Veltroni salvando qualche posto di parlamentare in cambio di uno scioglimento del partito». Commenta: «Veltroni ha asfaltato la strada del ritorno al potere del Cavaliere».

Correr ricorda i tragici esiti delle elezioni: «Il Partito socialista resta sotto l’1%» e «per la prima volta nella storia della Repubblica i socialisti non sono presenti in Parlamento». Il Pdl di Berlusconi conquista il 40,1% dei voti e stravince le elezione assieme alla Lega Nord di Umberto Bossi. Veltroni, con il Pd “autosufficiente”, incassa il 33,5% dei voti e perde azzerando il centrosinistra e lasciando fuori delle Camere il Psi e la Sinistra arcobaleno. Trionfa non il bipolarismo pluralista, ma “il bipartitismo coatto e illiberale”: Pdl e Pd insieme, facendo appello anche al “voto utile” e dilagando su giornali e tv, ottengono oltre il 70% dei consensi. Boselli si assume la responsabilità della sconfitta e con grande dignità subito si dimette da segretario; gli succede Nencini.

La disfatta elettorale del 2008 è uno dei passaggi centrali del libro. Nencini cerca di risalire la china, raggiunge una intesa con Bersani e il presidente di Sel Nichi Vendola sulla piattaforma di “Italia Bene Comune”: la coalizione di centrosinistra, sia pure per pochi voti, conquista la presidenza del Consiglio nelle elezioni del 2013. Il Psi elegge un pugno di parlamentari nelle liste del Pd di Bersani. La difficile scommessa, è storia di oggi, è di ricostruire all’insegna dell’equità il sistema economico e sociale italiano devastato dalla Grande crisi internazionale iniziata nel 2008.

Correr confessa: «Da tempo pensavo di scrivere questo libro. È una sfida difficile. Da tempo raccoglievo carte, appunti; rammentavo avvenimenti, incontri. Forse involontariamente ho commesso degli errori, se fosse così me ne scuso. Ma è un lavoro che andava fatto». Ha colmato un vuoto informativo. Nenni avvertiva: «Il vuoto in politica non esiste». Ovvero: prima o poi qualcuno lo occupa, rappresentando i bisogni dei lavoratori, degli emarginati, dei più deboli. Adesso questa partita si è aperta tra Renzi, il fondatore del M5S Beppe Grillo, il tandem Berlusconi-Salvini nel centrodestra e la galassia dispersa della nuova sinistra in cerca di unità.

 

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