Modello De Gasperi da Galantino

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Prima gli imprenditori, poi i pubblici ministeri, i tecnici, i comici e ora i vescovi. La Chiesa cattolica striglia la politica italiana sugli immigrati, il lavoro, la famiglia, l’etica, le riforme istituzionali. Papa Francesco oggi, in occasione del Giubileo della Misericordia, ha auspicato «una grande amnistia». Ha precisato: sarà «destinata a coinvolgere tante persone che, pur meritevoli di pena, hanno tuttavia preso coscienza dell’ingiustizia compiuta e desiderano sinceramente inserirsi di nuovo nella società portando il loro contributo onesto».

Monsignor Nunzio Galantino, negli ultimi mesi, ha picchiato duro sulla classe politica: «Piazzisti da quattro soldi» e «un piccolo harem di cooptati e di furbi». Il segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), organismo che riunisce tutti i vescovi d’Italia, insediato due anni fa dal papa nel suo incarico pastorale, ha usato toni dirompenti. Ha utilizzato un linguaggio senza precedenti rispetto al passato, sollevando una valanga di critiche, formali o sottotraccia, da parte del Pd e delle opposizioni, in testa la Lega Nord. Galantino, parlando il linguaggio ruvido del pontefice argentino, se l’è presa sia con “l’assenza” del governo sia con “i populismi” delle opposizioni sul tema dell’immigrazione.

Ha indicato come cambiare radicalmente strada. Galantino ha sollecitato il recupero della «fiducia nella fede e nella politica» perché «senza la politica si muore». Ha invitato a guardare all’avvio della Prima Repubblica, ad Alcide De Gasperi, il fondatore della Dc, lo statista trentino principale artefice della rinascita della democrazia italiana dopo il disastro del fascismo e della Seconda guerra mondiale. In un discorso diffuso sulla stampa, poi non pronunciato il 18 agosto, ma mai smentito, in ricordo del leader democristiano, non ha usato mezzi termini: «De Gasperi è un modello». Ha indicato il coraggio, il disinteresse personale e la ricerca del consenso che permise la ricostruzione morale, politica ed economica dell’Italia. Ha esposto “i tre cardini” sui quali si basò la ricostruzione di De Gasperi: 1) “il rispetto” del Parlamento; 2) l’ispirazione “al bene comune” con la politica vista “come ordine supremo della carità”; 3) la “laicità” delle scelte politiche.

È l’indicazione di una precisa strada da seguire. I partiti, tra scandali pubblici e una grave crisi economica non risolta da una debole ripresa, sono scossi da una fortissima mancanza di credibilità. Da vent’anni perdono la fiducia dei cittadini e sono sempre più delegittimati. La Seconda Repubblica, via via, ha cercato di risolvere il problema con la supplenza politica di imprenditori (Silvio Berlusconi), pm (Antonio Di Pietro e Antonio Ingroia), economisti (Mario Monti e Lamberto Dini), comici (Beppe Grillo), giovani leader “rottamatori” (Matteo Renzi); tuttavia “la malattia” della sfiducia nella politica ancora debilita l’Italia.

De Gasperi è un leader citato poco negli ultimi anni. Solo il Pd, nato nel 2007 dalla fusione tra Ds (forza erede del Pci) e Margherita (partito formato in maggioranza da esponenti della sinistra Dc), mise De Gasperi nel suo pantheon politico assieme ad altri esponenti della Prima Repubblica. Ma poi il Pd entrò subito in crisi divorando quattro segretari in 6 anni (Veltroni, Franceschini, Bersani, Epifani), fino all’elezione, alla fine del 2013, del giovane sindaco di Firenze, Renzi.

Il segretario dei democratici e presidente del Consiglio ha varato e in parte realizzato un vasto programma di “riforme strutturali” per far “ripartire l’Italia”. L’anno scorso, nelle elezioni europee, ha portato il Pd al grande successo del 40,8% dei voti, ma adesso i consensi sono diminuiti e i sondaggi danno i democratici a circa il 30% dei voti, seguiti dal M5S di Grillo e dalla Lega Nord di Salvini. Grillo e Salvini mietono consensi soprattutto contestando l’euro e “l’invasione” dei profughi provenienti dai paesi del Medio Oriente e dell’Africa insanguinati dalle guerre.

Le differenze tra l’Italia di oggi e quella del 1945 sono enormi. Allora il paese era stato distrutto dal fascismo e dalla Seconda guerra mondiale, era segnato dalla “Guerra fredda” tra gli Stati Uniti d’America e l’Unione Sovietica. Il mondo era diviso tra Est (comunista) e Ovest (democratico) invece adesso la separazione passa tra Sud (povero) e Nord (ricco), mentre il terrorismo islamico pratica una guerra per metà politica e per metà religiosa.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale la Chiesa appoggiò De Gasperi e la Dc, il partito unitario dei cattolici italiani, per quasi cinquant’anni. Con il crollo del comunismo e la nascita della Seconda Repubblica nel 1994 la Chiesa, invece, ha puntato volta per volta sui partiti che hanno sposato le esigenze del mondo cattolico sui temi etici, sociali, della famiglia e del lavoro. L’Italia oggi ha gravi difficoltà da affrontare. Ma i problemi dell’Italia del 1945, quella di De Gasperi, Togliatti, Nenni, Saragat e La Malfa, non erano certo inferiori. Era l’Italia in rovina, quella dell’”anno zero”.

La Chiesa ha sempre avuto un ruolo importanti nei momenti di crisi, non solo in Italia. Il patriarca greco ortodosso di Costantinopoli Atenagora nell’incontro del 1965 a Gerusalemme con papa Paolo VI sottolineò la necessità d’incidere: «I capi delle Chiese fanno, i teologi spiegano».

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