Magnete Landini su sinistre Pd

Scioperi e manifestazioni del sindacato contro un governo di sinistra una volta erano fatti impensabili, eventi da fantascienza. La Cgil, invece, da un anno attua manifestazioni di protesta, scioperi generali ed articolati contro Matteo Renzi, presidente del Consiglio e segretario del Pd, il maggiore partito di centrosinistra in Italia. Ma in campo c’è anche e soprattutto Maurizio Landini, oltre a Susanna Camusso.

Landini ha assunto negli ultimi mesi un ruolo centrale di antagonista verso Renzi.  Ha accusato: «Il governo riduce i diritti di tutte le forme di lavoro».  Il segretario della Fiom è su posizioni molto più intransigenti della segretaria della Cgil, con la quale non sono mancati contrasti. Landini domani organizzerà a piazza del Popolo a Roma una manifestazione dei metalmeccanici della Cgil contro il governo di taglio per metà sindacale e per metà politico. Il programma di Landini è ampio: «La lotta» è contro la riforma del mercato del lavoro (Jobs act) e delle pensioni («Se abbassiamo l’età pensionabile aiutiamo l’occupazione»); è contro l’evasione fiscale e la corruzione pubblica; è per salvaguardare il diritto alla salute e allo studio. Non solo. Propone anche di introdurre il reddito minimo.

Landini è andato oltre il perimetro sindacale. Lancia “la coalizione sociale”, cercando punti in comune con movimenti ed associazioni. Non esclude anche «il ricorso ai referendum per abrogare le leggi sbagliate» proposte dal governo ed approvate dal Parlamento. Rivendica il diritto del sindacato a fare politica, ma ha smentito ogni ipotesi di voler fondare un partito.

Sel e le molteplici e spezzettate sinistre italiane sono attratte. Il “magnete” Landini funziona anche verso una parte delle sinistre del Pd.  Stefano Fassina, uno dei leader delle minoranze del partito, ha annunciato a Libero: «Andrò alla manifestazione della Fiom e ci sarà certamente un pezzo del popolo democratico».  Andrà anche Pippo Civati, leader di un’altra delle minoranze del Pd: «Ho già detto che sarò in piazza, come ogni anno, però trovo fuori luogo certe parole di Landini».

Pier Luigi Bersani, invece, apprezza l’iniziativa, ma non ci sarà. L’ex segretario del Pd, nettamente contrario ad ogni ipotesi di scissione, limita gli obiettivi di Landini a quelli sindacali: «Non mi pare che stia nascendo un soggetto politico».  Così la pensa anche la segretaria della Cgil. La Camusso, che pure domani andrà alla manifestazione della Fiom, ha invocato “l’autonomia” del sindacato: «La Cgil o una sua categoria non possono rappresentare una domanda politica».

Una parte consistente degli italiani, però, sembra favorevole ad un impegno in politica del segretario della Fiom. Secondo un sondaggio di Ixe’ per Agorà, Rai3,  il 57% è per il “no” e il 27% è per il “sì”.

Renzi prevede l’impegno in politica di Landini. Il presidente del Consiglio un mese fa ha detto a In Mezz’ora, Rai3: «Ha perso con la Fiom e si dà alla politica». Ha fatto riferimento alle battaglie sindacali nelle quali Landini è stato sconfitto, come nel caso della Fiat: «Non credo che Landini abbandoni il sindacato, è il sindacato che ha abbandonato Landini».  Un sindacalista che opta per la politica non è una novità, “non è il primo”.

La lista dei sindacalisti entrati in politica è lunga, soprattutto a sinistra. Guglielmo Epifani, lasciato il timone  della Cgil, è divenuto “segretario reggente” del Pd prima di Renzi e deputato. Fausto Bertinotti lasciò la Cgil e divenne segretario di Rifondazione comunista e presidente della Camera. Sergio Garavini, già segretario confederale della Cgil, divenne prima deputato del Pci e poi segretario di Rifondazione comunista. Luciano Lama, dopo la guida della Cgil, passò al Pci e  divenne vice presidente del Senato. Ottaviano Del Turco, segretario generale aggiunto della Cgil, diventò segretario del Psi e poi ministro delle Finanze.

Giorgio Benvenuto, passata la mano alla Uil, fu eletto segretario del Psi, poi divenne deputato dei Ds. Franco Marini, numero 1 della Cisl, divenne prima deputato della Dc, poi divenne segretario del Ppi e successivamente presidente del Senato. Savino Pezzotta lasciò la segreteria della Cisl e fu eletto deputato dell’Udc. Sergio D’Antoni si dimise da numero 1  della Cisl,  prima divenne vice segretario dell’Udc e poi deputato della Margherita. Pierre Carniti lasciò il timone della Cisl e diventò eurodeputato del Psi e poi dei Ds.  Renata Polverini, segretaria dell’Ugl, fu successivamente presidente della regione Lazio per il Pdl e poi deputato di Forza Italia.

Quasi tutti i sindacalisti, però, in politica non hanno sfondato, non hanno raggiunto il ruolo di primo piano, a volte prestigioso, conosciuto nelle confederazioni sindacali. Un antico proverbio cinese dice: «La montagna è alta e l’imperatore è lontano».

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