Euro, ricetta democratica di Tsipras

Contano di più gli utili delle banche o gli interessi dei cittadini europei? Pesano di più le speculazioni internazionali sui titoli del debito pubblico dei paesi dell’euro o trovare un lavoro ai disoccupati? E ancora. È meglio mantenere il rigore sui bilanci pubblici o aprire il rubinetto degli investimenti per aiutare consumi e crescita economica europea? Valgono di più i parametri tecnici per ridurre deficit e debito pubblico o le scelte elettorali dei cittadini? La sfida è tra i mercati finanziari e la democrazia.  Da 7 anni la più grave crisi economica internazionale dalla Grande depressione del 1929, sta devastando l’Europa: lo scontro è aperto sulle terapie da adottare per far ripartire lo sviluppo e porre fine alla recessione.

Tutto, ancora una volta, sembra legato alle sorti della Grecia.  Il Paese che inventò la democrazia, nel 2008 fu il primo Stato dell’Unione europea ad accusare i colpi della crisi finanziaria partita dagli Stati Uniti d’America. Dopo una cura lacrime e sangue di tagli alla spesa pubblica, Atene ha detto basta con l’austerità. Alexis Tsipras lo scorso 25 gennaio ha vinto le elezioni politiche, dicendo sì all’euro, ma no agli accordi sottoscritti dai precedenti governi greci e ai controlli della cosiddetta Troika (Banca Centrale Europea, Commissione Europea, Fondo Monetario Internazionale) sui conti pubblici ellenici.

Tsipras non vuole cancellare, ma rinegoziare l’enorme debito pubblico greco, allungandone i tempi del rimborso. Il nuovo premier ellenico ha fatto asse con il presidente del Consiglio Matteo Renzi e con il presidente della Repubblica francese François Hollande. Da quasi un mese ha avviato un duro braccio di ferro con la Commissione Europea e con la Germania, il paese campione del rispetto puntuale della politica di austerità e di riforme strutturali da parte delle nazioni indebitate. Alla fine venerdì è arrivata una intesa di “principio” tra i ministri delle Finanze dei 18 paesi del “club” dell’euro. La Grecia ha evitato la bancarotta, ha ottenuto lo sblocco del prestito richiesto con un’estensione di 4 mesi, ma gli aiuti saranno vincolati alle riforme; il primo “pacchetto” è atteso ad ore.. La partita, però, è appena cominciata.  Nei prossimi 4 mesi dovrà essere discusso e concordato un nuovo piano di salvataggio della Grecia.

Tsipras ha cantato vittoria: «Abbiamo fatto un passo decisivo, lasciando l’austerità, i piani di salvataggio e la Troika». Tuttavia il premier greco sa che lo scontro decisivo con i vertici della Ue e con la Germania è solo rinviato alla prossima estate: «In questo modo abbiamo raggiunto il nostro principale obiettivo. Abbiamo vinto una battaglia, non la guerra. Le difficoltà, le vere difficoltà … sono davanti a noi».

Il ministro delle Finanze tedesco, il “falco” Wolfgang Schäuble, ha accettato la mediazione, ma si prepara alla nuova battaglia dicendo: la Grecia «si impegna» a rispettare i patti. Da tempo ripete: «Gli impegni vanno mantenuti» perché altrimenti arriverebbero «tempi difficili per la Grecia e per l’Europa».

Il riferimento è ai micidiali colpi dello spread. Il differenziale dei tassi d’interesse tra i titoli del debito pubblico greco e tedesco, già altissimi, potrebbero diventare da collasso in caso di una rottura tra Atene e gli altri paesi europei. La Grecia potrebbe non essere più in grado di pagare i tassi d’interesse sui suoi titoli del debito pubblico e sarebbe il crac, con imprevedibili conseguenze anche sugli altri Stati europei. Dalle Borse europee arrivano segnali positivi sull’accordo di massima. L’uscita della Grecia dall’euro adesso sembra allontanarsi, ma c’è chi tifa ancora per questa ipotesi da apocalisse monetaria, economica e sociale.

Syriza, il partito di sinistra radicale guidato da Tsipras, ha vinto le elezioni alzando la bandiera della fine dell’austerità, che ha prodotto disoccupazione e impoverimento di massa. Syriza è il nuovo partito d’ispirazione socialdemocratica, nato e affermatosi negli ultimi anni interpretando la protesta sociale e dei lavoratori contro i durissimi tagli alla spesa pubblica e ai salari imposti dalla Troika. La contestazione del liberismo e la solidarietà sociale sono alla base del suo programma.

Ora il governo ellenico vuole far pesare la vittoria elettorale (Syriza è divenuto il primo partito greco con  il 36,3% dei voti). Il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, ha fatto appello alla realizzazione della volontà popolare: l’intesa all’Eurogruppo ha collegato  «il rispetto delle regole con il rispetto della democrazia». Nelle scorse settimane Tsipras ha avvertito, facendo il giro delle capitali europee: «Il governo greco non accetterà alcun ricatto e ultimatum. È determinato ad onorare il suo mandato e la storia della democrazia in Europa». Ha sottolineato: «Noi onoreremo le nostre promesse di cambiamento fatte nella campagna elettorale». Tsipras, in un modo più intransigente di Renzi, vuole “cambiare verso” alla politica europea per l’euro. Non sarà semplice. Oltre ad affrontare gli avversari europei e nazionali, deve rispondere anche alle critiche levatesi dall’interno di Syriza, contro l’intesa vista come un cedimento.

I tecnici possono elaborare delle regole, ma se non funzionano vanno cambiate, prendendo atto di una  drammatica crisi economica e sociale e in ossequio alla volontà popolare.  «Qui ad Atene noi facciamo così» disse Pericle difendendo la democrazia in un celebre discorso agli ateniesi. Era l’anno 461 avanti Cristo.

 

 

 

 

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