Finisce l’era dei “tecnici”

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«Io spero che torni presto il tempo nel quale non abbiate più bisogno dei professori, dei tecnici».  Mario Monti fu profetico, la sua speranza si è avverata: il ciclo dei tecnici in politica, in sostituzione dei partiti delegittimati, si è definitivamente concluso. Era il 13 dicembre 2011 quando il presidente del Consiglio-tecnico illustrò alla Camera, in un’atmosfera plumbea, la sua dura ricetta per evitare il crac finanziario dell’Italia: sanguinosi tagli alla spesa pubblica, aumento delle tasse, radicale riforma delle pensioni e del mercato del lavoro.

Monti da appena un mese era diventato prima senatore a vita e poi presidente del Consiglio di un governo tecnico. Il sistema politico italiano era paralizzato. Giorgio Napolitano, allora presidente della Repubblica, incaricò Monti di formare un esecutivo per affrontare l’emergenza economica. Il professore di economia, presidente dell’Università Bocconi di Milano, ex commissario europeo, compose un ministero di grande coalizione, appoggiato tra molte sofferenze sia dal centrodestra di Silvio Berlusconi e sia dal centrosinistra di Pier Luigi Bersani.

Il tecnico Monti, lodato da alcuni giornali americani come il “salvatore dell’euro”, sembrava destinato a grandi successi, ma non fu così. Nel febbraio del 2013 si presentò alle elezioni politiche con Scelta Civica, un partito da lui appena fondato; tuttavia la decisione di “salire” in politica non si rivelò un grande successo. Luca Cordero di Montezemolo, allora presidente della Fiat e della Ferrari, fondatore di Italia Futura, lo appoggiò a metà. Dopo tante promesse d’impegno in politica in nome della “società civile”, annunciò: «Scendo in campo ma non mi candido».

Scelta Civica ottenne al Senato il 9% dei voti e alla Camera l’8%. Fu un mezzo flop. Fu surclassata dal centrosinistra, dal centrodestra e dal Movimento 5 Stelle, la nuova forza politica di Beppe Grillo.

Subì un rapido declino. Alle elezioni europee di maggio 2014 Scelta Civica colò a picco: prese appena lo 0,71% dei voti contro il 40,8% del Pd di Matteo Renzi, il nuovo astro della politica italiana. Renzi è per ripristinare il primato dei partiti, non ha mai amato le supplenze politiche, né dei pubblici ministeri né dei tecnici. Nel febbraio dell’anno scorso varò un governo politico, annunciò riforme strutturali istituzionali ed economiche “per far ripartire l’Italia”. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd attaccò “tecnocrati” e “burocrati” europei e italiani. Sottolineò: la politica deve dire la sua “con una visione alta d’indirizzo”.

Scoppiò una crisi a catena al vertice di Scelta Civica. Monti si dimise dalla presidenza e disse anche addio alla sua creatura politica. Aderì al Gruppo Misto come senatore a vita. Seguirono scissioni (in testa i Popolari per l’Italia di Lorenzo Dellai) e singole fughe di parlamentari verso il Pd. Alla guida del partito centrista si sono avvicendati in rapida successione Alberto Bombassei, Stefania Giannini, Renzo Balduzzi ed Enrico Zanetti.

Scelta Civica ieri è arrivata stremata al suo primo congresso, che ha eletto segretario Zanetti, sottosegretario all’Economia. Alla vigilia del congresso altri 8 parlamentari hanno detto addio e sono passati al Pd. Stefania Giannini, ministra dell’Istruzione, ha motivato l’adesione ai democratici perché il grande progetto di Monti «ora ha esaurito la sua funzione» e Renzi sta guidando un forte “processo riformista”.  Scelta Civica è gravemente ferita: non ha più senatori mentre i deputati sono calati a 23.  Adesso Zanetti non dà per scontato il sostegno al governo e ha polemizzato con chi è uscito: «Più che una diaspora è un trasloco». Ma anche altri deputati potrebbero lasciare il partito centrista nei prossimi giorni.

Bombassei, deputato, presidente della Brembo (un gruppo di eccellenza produttore di freni per le auto), non ha abbandonato Scelta Civica ma è sconfortato: «In qualche modo mi sento respinto dal mondo politico». Il musicista Giacomo Puccini diceva: «Il melodramma è finito. L’arte muore come gli esseri umani». È una regola valida anche per i partiti. Comunque Corrado Passera, ex ministro dello Sviluppo del governo Monti, già alla guida di Olivetti, Poste, Banca Intesa San Paolo, progetta di presentarsi alle elezioni con Italia Unica, movimento politico da lui fondato. Anche Diego Della Valle è orientato a fare la stessa scelta. L’amministratore delegato di Hogan e Tod’s tempo fa ha annunciato: «Se serve sono disponibile a dare una mano, a fare cose, anche domani mattina…» .  Sia Passera sia Della Valle hanno bersagliato di critiche Renzi. Critiche basate sulla capacità e le competenze degli imprenditori, dei tecnici, della società civile. Vogliono riuscire là dove ha fallito Monti.

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