Corruzione produce astensionismo

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Ogni tanto salta fuori “un “pozzo nero”: ne escono i peggiori miasmi della politica. È il caso di Roma. Mazzette, minacce, imposizioni. L’inchiesta “Mafia capitale” sgomenta l’opinione pubblica per l’intreccio tra corruzione politica, criminalità, affari. La magistratura ha disposto una valanga di arresti, c’è un fiume di indagati.

C’è di tutto. Esponenti politici di centrodestra, di centrosinistra, ex terroristi di matrice neo fascista, appaltatori, criminali comuni. Sotto inchiesta c’è anche Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, uomo simbolo del centrodestra nella capitale. «Sono sconvolto», ha detto Matteo Renzi. Il Partito democratico della metropoli è stato commissariato per il coinvolgimento di alcuni suoi esponenti nello scandalo. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd ha commentato esterrefatto: «Mancano solo Jack lo squartatore e il mostro di Lockness». Ha aggiunto: «Voglio che i colpevoli paghino e che gli innocenti siano assolti».

Le ripercussioni politiche sono a catena. Silvio Berlusconi oggi ha chiesto «uno scioglimento immediato del consiglio comunale». Il presidente di Forza Italia quindi ha indicato la strada «dell’immediata convocazione di nuove elezioni».

Gli italiani sono rimasti attoniti ma non sorpresi, apprendendo le drammatiche notizie dell’intreccio politica-criminalità-affari dai giornali e dalle televisioni. Un sondaggio diffuso oggi da Ixe’ e realizzato per Agorà, Rai3, fa emergere che i cittadini non sono stupiti: per l’89% delle persone lo scandalo scoperto a Roma è un problema che investe tutto il Paese e non è circoscritto solo alla capitale. Nei mesi scorsi gravi episodi di corruzione politica già emersero per il Mose a Venezia e per l’Expo 2015 a Milano.

Il discredito verso i partiti cresce sempre di più e fa aumentare l’astensionismo. C’è una vera “fuga” dalle urne. Nelle regionali dello scorso 23 novembre, in Calabria non ha votato oltre il 55% degli elettori e la “diserzione” dai seggi è stata eclatante perfino in Emilia Romagna (oltre il 60% di non votanti),  roccaforte “rossa”, fino agli anni Ottanta in testa alla classifica dei votanti con percentuali stratosferiche di oltre il 90%. La forte passione politica tra i militanti e gli elettori dei partiti di sinistra faceva arrivare l’affluenza alle urne a vette elevatissime.

Adesso è cambiato tutto. Crisi dei partiti e degenerazione della politica sono alla base della delusione popolare. Nel 1989 arrivò il crollo del muro di Berlino, si disintegrò il comunismo, nel 1992-1993 scoppiò Tangentopoli e si disintegrò la Prima Repubblica. La Seconda Repubblica, nata del 1994 con leader e partiti nuovi ha fallito. Fondata sul sistema elettorale maggioritario e sul bipolarismo centrosinistra-centrodestra, aveva promesso sviluppo e fine della corruzione pubblica. In vent’anni, invece, gli italiani hanno vissuto una crisi economica sempre più forte e un degrado politico sempre più grave. Sulla scena politica si sono impegnati Silvio Berlusconi, Gianfranco Fini, Antonio Di Pietro, Massimo D’Alema, Francesco Rutelli, Pier Ferdinando Casini, Romano Prodi, Umberto Bossi, Mario Monti, Beppe Grillo, Matteo Salvini e Matteo Renzi. Politici puri, imprenditori, pubblici ministeri, sindaci, tecnici, comici. In molti hanno promesso una riscossa, ma la rinascita non è arrivata. Per ora non è stato ancora trovato l’antidoto alla crisi di sistema, alla delegittimazione dei partiti e della politica italiana.

Ernesto Guevara, detto il “Che”, diceva: la politica è “una passione durevole”. La “passione” per la politica, cara al rivoluzionario argentino, in Italia ora pare  quasi estinta. La passione disinteressata per la politica è diventata merce rara. Di qui anche la “fuga” per protesta dalle urne.

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