“Lady spread” dà una tregua

Spread the love

spread

“Lady spread” per ora “sorride” a Matteo Renzi. Il differenziale di rendimento tra i Btp decennali italiani e gli analoghi Bund tedeschi è sceso sotto i 130 punti percentuali, il livello più basso dall’aprile 2011. È un’ottima notizia per il presidente del Consiglio e i conti pubblici italiani: in questo modo il ministero del Tesoro vede calare al 2% i tassi d’interesse da pagare sull’enorme debito pubblico del Belpaese.

Le misure per aumentare la liquidità in Eurolandia prese dal presidente della Bce (Banca centrale europea), Mario Draghi, e le altre attese per dopodomani per battere la stagnazione sembrano aver fatto il miracolo. L’avvio delle riforme strutturali impostate dal governo Renzi sono apprezzate. Tuttavia i mercati finanziari internazionali non vanno delusi, l’impegno per “le riforme rivoluzionarie” va mantenuto. “Lady spread” potrebbe lasciare i “sorrisi” e tornare a brandire il “mattarello” contro l’Italia, messa negli ultimi anni dietro la lavagna dall’UE per non aver fatto “ i compiti a casa”. Non a caso il presidente del Consiglio ieri ha sollecitato la direzione del Pd ad “un’accelerazione” sulla strada delle riforme. L’elenco è lungo: lavoro, fisco, giustizia civile, scuola, pubblica amministrazione, legge elettorale, bicameralismo.

Da oggi, in particolare, parte nell’aula del Senato la “volata finale” per la riforma del mercato del lavoro. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd vuole farla diventare realtà entro questa settimana. Poi c’è l’Italicum, la proposta di revisione del sistema elettorale per le politiche, altro traguardo che sta a cuore al giovane “rottamatore” fiorentino. Entro Natale l’Italicum dovrebbe fare i primi passi al Senato, così come alla Camera dovrebbe andare avanti il progetto costituzionale per superare il bicameralismo perfetto.

I mercati valutari internazionali guardano con attenzione a questi appuntamenti. Più volte la Bce, l’Unione europea e il Fondo monetario internazionale hanno sollecitato l’Italia ad attuare le riforme strutturali come premessa per battere la crisi economica, recuperare competitività, ridurre il debito e il deficit pubblico nazionali.

Renzi è in allerta. L’economia italiana continua a perdere colpi, la ripresa ancora non si vede, la recessione si è abbattuta anche sul 2014, la disoccupazione sale al livello di guardia del 13,2%. Il presidente del Consiglio ha varato una manovra economica per il 2015 cercando di ridurre le tasse sul lavoro per aiutare la ripresa dell’economia e dell’occupazione, ma ha pochi margini di bilancio. Così continua a puntare quasi tutte le sue carte sulle riforme per far ripartire l’Italia. Teme un colpo basso dei mercati internazionali. In una lettera a Repubblica del 22 novembre ha avvertito:«Ci sono due modi per cambiare l’Italia. Farlo noi da sinistra. O farlo fare ai mercati da fuori». Questa ultima ipotesi va evitata.

La mente va all’autunno del 2011, quando si scatenò la speculazione internazionale sui titoli del debito pubblico italiano. Mani invisibili della finanza globale vendettero miliardi di Btp e Bot nelle Borse di tutto il mondo e lo spread salì vertiginosamente nel novembre di tre anni fa, fino a 570 punti; un livello da collasso. Silvio Berlusconi fu costretto a dimettersi da presidente del Consiglio e al suo posto a Palazzo Chigi andò il tecnico Mario Monti. L’economista ex rettore ed ex presidente dell’università Bocconi a Milano operò con “cure da cavallo” per medicare le malattie dell’economia italiana: il tracollo fu scongiurato, ma la guarigione non c’è stata. Lo spread migliorò, il deficit pubblico tornò sotto controllo, tuttavia il sistema produttivo è rimasto nel tunnel buio della crisi.

Ora lo spread “sorride”, ma potrebbe tornare a “ruggire” anche prima di Natale. Renzi ha teorizzato il primato della “politica” sulla “tecnocrazia”. Ha rilanciato la volontà di realizzare le riforme: «Vogliono metterci paura, ma noi rimetteremo in moto il Paese». A maggio disse in una intervista al Corriere della Sera: «È iniziata la rivoluzione. Una rivoluzione pacifica, ma che le resistenze del sistema non fermeranno». Con determinazione rispondeva alla pioggia di critiche provenienti da tutti i fronti: sindacati, imprese, banche, prefetti, burocrazia. Mario Monicelli, autore di geniali film come I soliti ignoti, qualche anno fa diceva: «Io spero che finisca con una rivoluzione! In Italia non c’è mai stata».

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *