Il “maratoneta” Renzi alla prova.

Matteo Renzi ha vinto alle europee impostando la campagna elettorale su “un derby tra la speranza e la rabbia”. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd si pose come alfiere della “speranza” della rinascita dell’Italia mentre dipinse Beppe Grillo come il portabandiera della “rabbia”. Le urne il 25 maggio gli hanno dato ragione assegnandogli il 40,8% dei voti.
La crisi economica, però, non è stata battuta. Nel secondo trimestre del 2014, invece di arrivare l’agognata ripresa è giunto una “gelata”, il calo dello 0,2% del reddito nazionale. L’Italia resta nel tunnel buio della recessione, “pecora nera” dell’Unione europea che invece, anche se con differenze tra paese e paese, ha ripreso la via della crescita economica.
Renzi ha preso atto della brutta notizia, ma ha smentito una manovra economica in autunno. Ha indicato “in 10 punti” la strada per risalire la china: “Dobbiamo invertire la rotta. Ma dipende solo da noi”. In una lettera inviata ai parlamentari della maggioranza ha rilanciato la necessità di realizzare le riforme strutturali: “Sono la concreta possibilità di far ripartire la speranza e la crescita”. Ha parlato della riforma per il superamento del bicameralismo perfetto, in pista di lancio sulla difficile “rampa” del Senato. Ha sollecitato a continuare il lavoro: “Avanti, allora, con maggiore decisione. Senza incertezze, senza paure, senza frenate. Il processo di riforme è partito. Procede”.
La strada delle “riforme radicali” proposte dal governo è lunga: il superamento del bicameralismo perfetto, una volta approvato dal Senato, avrà bisogno di altre tre votazioni (due della Camera e un’altra di Palazzo Madama) per divenire operativo. Poi ci sono da approvare tutte le altre riforme “per cambiare l’Italia”: investimenti per rilanciare l’occupazione e la produzione, tagli alla spesa pubblica, fisco, lavoro, burocrazia, costi della politica, giustizia, sistema elettorale. E ancora: c’è attenzione alla tenuta dei conti pubblici, ma c’è anche impegno perché la Ue passi da una politica di rigore finanziario a un’altra di sostegno alla crescita.
In cinque mesi di vita il governo Renzi è riuscito a far approvare dal Parlamento solo una minima parte del suo programma. E’ andato in porto il bonus fiscale di 80 euro al mese per le buste paga più basse e la riduzione del 10% dell’Irap (Imposta sulle attività produttive) per le imprese. Ma ora, per la mancata ripresa economica e i conseguenti vincoli al bilancio pubblico, possono saltare tanti interventi. Tra l’altro, rischia di essere cancellato l’allargamento del bonus di 80 euro ai lavoratori autonomi, agli incapienti (hanno un reddito così basso che non pagano le tasse) e ai pensionati.
Dalle opposizioni sono arrivate pesantissime contestazioni, sostenute anche da un aspro ostruzionismo e da un’accesa “guerriglia” parlamentare al Senato e alla Camera. Riserve sono arrivate anche dall’interno della maggioranza, da parte dei dissidenti del Pd e centristi. Una “fronda” è nata anche all’interno di Forza Italia, criticando l’accordo Renzi-Berlusconi sulle riforme istituzionali. Risultato: nei voti segreti al Senato sulla riforma costituzionali “i franchi tiratori” hanno contribuito a sconfiggere il governo su alcuni punti. Ostacoli difficili sono emersi un po’ su tutti i provvedimenti. Così l’esecutivo, per garantire l’approvazione delle sue leggi in Parlamento (soprattutto si tratta di decreti legge), è arrivato a collezionare ben 20 voti di fiducia.
“La velocità”, una delle parole chiave originarie di Renzi, si è impantanata. Il presidente del Consiglio ha ricalibrato la sua strategia: “Stiamo approvando la riforma del Senato, ma c’è ancora molto da fare. Bisogna avere il passo del maratoneta e non dello sprinter”. Ha annunciato la sfida: da settembre partiranno “le riforme dei mille giorni”.
Il Wall Street Journal ha parlato di “interminabile recessione” italiana. Il giornale economico americano ha fatto una diagnosi sulla crisi: “Sono stati compiuti pochi progressi sulle riforme al sistema giudiziario e al mercato del lavoro, entrambi vitali per la crescita”.
La battaglia proseguirà a settembre, dopo la breve pausa di agosto. Qualche giorno fa il presidente del Consiglio ha avvertito: “Piaccia o non piaccia, le riforme le faremo!”. Ha aggiunto: “Mi gioco la carriera”. Dovrà affrontare quelli che ha definito “i frenatori” della conservazione che vogliono bloccare “il cambiamento”. Renzi “il maratoneta” dovrà fare attenzione alle “sabbie mobili”.

Governo a rischio logoramento

Poco sole, tante piogge, qualche grandinata e perfino alcune trombe d’aria. L’Italia fa i conti con un tempo inclemente, un luglio anomalo. Chi è andato in vacanza ha fatto un pessimo affare, come del resto gli stabilimenti balneari e gli albergatori delle zone di mare: i turisti sono fuggiti, gli ombrelloni sono rimasti chiusi e le stanze vuote. E’ un luglio da dimenticare e anche agosto non è cominciato sotto una buona stella.
In una situazione analoga a quella atmosferica versa l’economia italiana: la Grande crisi cominciata nel 2008 ancora non è stata superata. Matteo Renzi, usando espressioni preoccupate da meteorologo, ha commentato qualche giorno fa: “Ha smesso di piovere ma non c’è il sole. C’è foschia, c’è nebbia”. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd è allarmato perché la ripresa economica resta debolissima, il sistema produttivo non ha ripreso a carburare, l’occupazione dà solo lievissimi segnali di aumento.
Il lavoro fin dall’inizio è stata “la priorità” del governo, ma ora la ripresa economica rallenta anche in Europa e l’Italia rischia la stagnazione, con il pericolo di accentuare il già grave disagio sociale. C’è uno spauracchio: potrebbe continuare “a piovere” sull’economia anche a settembre, alla ripresa del lavoro dopo le vacanze estive e sarebbero guai per la tenuta dei conti pubblici italiani, seguiti con grande attenzione dalla commissione europea. Potrebbero servire una ventina di miliardi per restare nei limiti di deficit pubblico stabiliti dai parametri per l’euro.
Renzi ha più volte smentito il varo in autunno di una manovra correttiva: “Non ci sarà nessuna stangata”. Le ragioni sono tante: deprimerebbe ancora di più consumi, produzione, reddito e occupazione. Ha confermato la presentazione del piano per il lavoro a settembre, ma non nasconde i problemi. Ha confermato il bonus fiscale di 80 euro al mese per le retribuzioni più basse, tuttavia è in forse l’ipotizzato allargamento della misura anche ai lavoratori autonomi, incapienti (con un reddito così basso che non pagano le tasse) e ai pensionati: “Non lo garantisco”.
Il governo fatica. L’esecutivo Renzi rischia di restare intrappolato in mezzo a mille difficoltà. In poco più di cinque mesi di vita è dovuto ricorrere a ben 17 voti di fiducia per far passare i propri provvedimenti in Parlamento, l’ultimo è stato sul decreto legge carceri al Senato. L’aula di Palazzo Madama si è trasformata in una bolgia nelle ultime tre settimane. La riforma del bicameralismo perfetto è fortemente contestata dalle opposizioni: da un duro ostruzionismo si è passati agli scontri verbali, agli insulti e, in alcuni casi, perfino a pugni e colpi di lotta libera. Anche nella maggioranza e dentro Forza Italia, che appoggia le riforme istituzionali del governo, c’è una forte dissidenza. I “franchi tiratori”, in un voto a scrutinio segreto su un emendamento leghista, hanno sconfitto l’esecutivo. Da oggi, superati gli articoli più criticati della riforma del Senato (meno poteri, solo 100 senatori eletti dai consiglieri regionali), riprendono le votazioni. Renzi punta a concludere il match a Palazzo Madama entro venerdì prossimo. Poi la parola passerà alla Camera.
Ha accusato “i gufi” di voler bloccare le riforme per cambiare l’Italia e superare la crisi. Conferma di voler governare “per l’intera legislatura”. Più volte ha avvertito: “Io non mollo” e “la palude” sarà sconfitta. Spesso ricorda il 40,8% dei voti ottenuti dal Pd alle elezioni europee, come l’espressione dell’Italia che “vuole cambiare”.
Il governo rischia di logorarsi. C’è chi parla di possibili elezioni politiche anticipate. Dario Nardella, fedelissimo di Renzi, sindaco di Firenze al posto del presidente del Consiglio, ha invocato “una svolta” in tutti i casi, “voto o non voto”. Ha detto al Corriere della Sera: “Di fronte all’accidia di forze politiche che sanno dire solo no, tanto varrebbe fare la nuova legge elettorale e andare al voto”. La partita è difficile. Adesso Renzi è criticato anche da qualcuno che, all’inizio, lo ha sostenuto con decisione, come Diego Della Valle, il proprietario di Hogan e Tod’s, uno dei più importanti nomi dell’imprenditoria italiana. Henry John Temple Palmerston, primo ministro britannico nella seconda metà del 1800, avvertiva: “I paesi non hanno amici, hanno interessi”.