Senato scivoloso per il governo

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Matteo Renzi controlla saldamente il Pd, ma ha parecchi problemi nei gruppi parlamentari. Il presidente del Consiglio e segretario del Pd ancora fa fatica a far passare le sue decisioni in Parlamento, eletto quando Pier Luigi Bersani era ancora al timone dei democratici. L’ex sindaco di Firenze deve fare i conti alla Camera, ma soprattutto al Senato, con contrasti e dissensi delle minoranze di sinistra del partito.
Deve affrontare la contestazione interna ancora adesso, anche dopo il clamoroso successo, il 40,8% dei voti, ottenuto alle elezioni europee. La gran parte dei dissidenti ha cessato le ostilità e stipulato una tregua, formalizzata con l’elezione di Matteo Orfini, ex dalemiano, alla presidenza del partito. Tuttavia la tensione resta altissima, una parte della minoranza bersaniana rimane sul piede di guerra. Vannino Chiti, toscano come l’ex sindaco di Firenze, continua a contestare la riforma del Senato presentata dal governo. La strada delle riforme costituzionali è scivolosa. L’esecutivo rischia di sbandare su una insidiosa macchia d’olio sull’asfalto.
Chiti critica l’elezione indiretta dei senatori (da parte dei consiglieri regionali), il cuore della riforma per dire basta alla lentezza del bicameralismo perfetto. L’ex presidente della regione Toscana ha presentato un sub emendamento per l’elezione diretta da parte dei cittadini firmato da 36 senatori: 16 sono del Pd, 19 della maggioranza, 17 delle opposizioni. Ha avvertito: “Sulla riforma del Parlamento le strade possibili sono due: o si adotta per intero il sistema tedesco o si sceglie la via del Senato elettivo”.
Silvio Berlusconi sta riflettendo su cosa fare. Il “soccorso azzurro” a Renzi è in bilico. Forza Italia è divisa. Oltre trenta senatori, con alla testa Augusto Minzolini, la pensano come Chiti. Converge sull’elezione diretta anche gran parte delle opposizioni, in testa il M5S e i senatori ex cinquestelle.
Il presidente di Forza Italia, componente della maggioranza istituzionale per realizzare le riforme, potrebbe essere determinante per la sorte di una del nuovo Senato delle autonomie di Renzi. L’ex Cavaliere, pur sollevando delle critiche, sembra intenzionato a non far saltare il “patto del Nazareno”, l’accordo siglato con il presidente del Consiglio a gennaio in un incontro nella sede del Pd a Roma. Qualche giorno fa ha preso le distanze dai suoi senatori che hanno annunciato battaglia contro Renzi. Ha scandito: “Forza Italia mantiene gli impegni”.
Prioritario, per il giovane “rottamatore”, è diventato il fronte interno. Da oggi la commissione affari costituzionali del Senato comincerà a votare il progetto di riforma del governo. In commissione non c’è problema perché, una volta sostituiti i dissidenti nelle scorse settimane, la maggioranza di governo è salda; ma i guai cominceranno quando la parola passerà all’aula del Senato. Qui il sub emendamento di Chiti può avere i numeri per essere approvato con imprevedibili conseguenze per la sorte del governo. Poi c’è l’altro tema, sempre scivoloso, dell’immunità per i componenti del nuovo Senato. C’è l’incognita dei possibili voti a scrutinio segreto. Pippo Civati, il leader di una delle minoranze del Pd, ha la posizione più dura contro il giovane segretario: “La gestione del partito è ai limiti dell’autoritarismo”.
Renzi ha grandi ambizioni. “Mister 40 per cento”, come lo ha chiamato con simpatia la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha annunciato alla Camera un piano di “mille giorni” per attuare le riforme strutturali. Ha indicato un lavoro di tre anni per combattere la crisi economica, sostenere l’occupazione e modernizzare l’apparato pubblico italiano. È determinato ad arrivare al traguardo. Ha assicurato parlando davanti agli industriali veneti: “Non mollo di mezzo centimetro: andiamo avanti a testa alta” .
Quando le minoranze del Pd criticavano il decreto legge del governo sul lavoro (in particolare giudicavano “di destra” la maggiore flessibilità sui contratti a tempo determinato), il presidente del Consiglio ricorse a ben tre voti di fiducia per far passare il provvedimento in Parlamento. Ora quella minoranza, in gran parte, è passata a sostenere Renzi, ormai molto corteggiato. Poi c’è il dialogo sulle riforme in corso con Berlusconi e avviato con Beppe Grillo, che ha lasciato la trincea dell’opposizione totale. Nei prossimi giorni il presidente del Consiglio vuole incontrare Berlusconi, i cinquestelle e i parlamentari del Pd. È a caccia del massimo dei consensi. Paolo Conte canta: “Via, via, vieni via di qui…Vieni via con me, entra in questo amore buio”.

Rodolfo Ruocco

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