Per Renzi 4 forni bollenti

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La Dc, nella seconda metà degli anni Settanta, aveva “due forni” per comprare il pane destinato a sostenere il governo: il Psi e il Pci. Così la Balena bianca calmierava pretese e richieste degli alleati. Oggi Matteo Renzi ha ben “quattro forni” per realizzare le riforme istituzionali e la nuova legge elettorale per le politiche. La maggioranza di governo, Forza Italia, Lega e M5S sono pronti a discutere con il presidente del Consiglio le riforme, per arrivare a un’intesa da votare in Parlamento.

È una novità di rilievo. Renzi si è sempre detto pronto a discutere con tutti sulle riforme, perché “le regole del gioco si scrivono insieme”. L’ha detto e lo ripete da quando, a fine febbraio, ha varato il suo esecutivo. Ma fino a poco tempo fa prevalevano le difficoltà. All’inizio ha avuto due soli interlocutori: i partiti della maggioranza e Forza Italia. Silvio Berlusconi, pur opponendosi al governo, immediatamente diede il disco verde al dialogo sulle riforme. Così l’Italicum, la proposta di riforma elettorale basata sull’intesa Renzi-Berlusconi, è stata votata alla Camera dalla maggioranza e da Forza Italia, mentre cinquestelle e leghisti si sono opposti.

Adesso, invece, sono arrivati “quattro forni bollenti”, uno in competizione con l’altro, ognuno con l’obiettivo di spuntarla e di raggiungere un accordo con Renzi. Gli originari “no” al dialogo di Beppe Grillo, leader del M5S, e di Matteo Salvini, segretario delle Lega nord, sono diventati dei “sì”. Il boom elettorale del Pd alle elezioni europee del 25 maggio ha determinato il miracolo. Il 40,8% dei voti conquistati dal giovane “rottamatore” ha innescato il dietrofront rapidissimo. Il governo punta sul ridimensionamento del Senato, sia sul piano dei poteri (non voterà più, come la Camera, la fiducia all’esecutivo) sia sul piano numerico (i senatori si ridurranno da oltre 320 a 100 e non avranno più un compenso).
Il Pd dopodomani s’incontrerà con il M5S, dopo le ripetute richieste di Grillo. Il leader dei cinquestelle ha giudicato “legittimato” Renzi dopo il responso elettorale. Anche su sollecitazione dei militanti favorevoli al dialogo con il Pd, vuole uscire dall’angolo dell’opposizione antagonista: “Il Movimento 5 Stelle ha offerto la disponibilità a sedersi a un tavolo di trattative ad un governo che ha sempre detto di non avere altra scelta che Berlusconi”. L’ex comico continua ad attaccare Renzi, ma ha messo da parte gli sberleffi e le offese tipo “l’ebetino di Firenze”. Oggi ha incontrato a Roma dei deputati cinquestelle per preparare il vertice con il Pd. Luigi Di Maio, vice presidente della Camera pentastellato, presente all’incontro, annuncia “buona volontà” e si aspetta “buona volontà” dai democratici, in particolare sulla riforma elettorale.

Si è aperto un nuovo gioco del cerino tra Renzi, Grillo, Berlusconi e Salvini; tutti e quattro sono attenti a non “bruciarsi le dita”. C’è anche un problema di contenuti. L’Italicum è un progetto di riforma elettorale maggioritaria e bipolare, il M5S è favorevole invece a un sistema proporzionale corretto. La lotta è tra Grillo, Berlusconi e Salvini su chi sarà l’interlocutore del presidente del Consiglio e segretario del Pd. Il prescelto sembra essere, però, l’ex Cavaliere. La ministra per le Riforme Maria Elena Boschi ha precisato: “Non si cambia partner all’ultimo momento quando c’è da costruire un percorso di riforme così importante”.

Renzi naviga con il vento in poppa. È diventato una calamita dopo il clamoroso successo delle elezioni europee. Gran parte dei parlamentari centristi ex montiani, guidati da Andrea Romano, sta facendo rotta verso il presidente del Consiglio. L’ex capogruppo di Scelta Civica alla Camera ha lodato il “Grande Renzi” che saprà costruire “una grande tenda” riformista sul modello di Tony Blair in Gran Bretagna. Una parte dei deputati di Sinistra ecologia e libertà, su indicazione dell’ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, sta facendo una scelta analoga. Migliore apprezza il bonus di 80 euro del governo nelle buste paga più basse e la priorità data all’occupazione: “Per la prima volta si dà qualcosa a chi più ha pagato per la crisi” e c’è l’obiettivo di percorrere una strada di crescita economica e non solo di rigore finanziario. Poi c’è il gruppo di parlamentari ex cinquestelle usciti o espulsi dal M5S proprio perché favorevoli al dialogo con il Pd. Anch’essi potrebbero diventare degli alleati. Napoleone Bonaparte diceva: “I generali non devono essere solo bravi, ma anche fortunati”.

Rodolfo Ruocco

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