Pd vittorioso ma spaccato

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Qualcuno parla di una strana congiunzione astrale negativa per Matteo Renzi. Il viaggio lampo del presidente del Consiglio in Vietnam, Cina e Kazakistan non ha portato bene alla sua stella politica. Si sono susseguiti tre giorni neri. Mercoledì 60-80 “franchi tiratori” della maggioranza (almeno 34 del Pd) hanno provocato una sconfitta del governo alla Camera. A scrutinio segreto è passato un emendamento della Lega sulla responsabilità civile dei magistrati. Ora lo “scivolone” dovrà essere recuperato nella votazione al Senato.
14 senatori democratici ieri si sono autosospesi contro la “rimozione” di Corradino Mineo e Vannino Chiti dalla commissione affari costituzionali che deve esaminare la riforma del Senato presentata dal governo. Chiti e Mineo contestano la riforma. Per ora lo scontro è tra sordi. L’esecutivo ha respinto le accuse: nessuna epurazione, è stata una scelta fatta democraticamente dal gruppo del Pd. Il governo, con Chiti e Mineo nella Commissione, rischiava di non avere la maggioranza al momento di votare la riforma.
Oggi Giorgio Orsoni si è dimesso da sindaco di Venezia: “Con grande amarezza concludo il mio mandato con la certezza di aver sempre operato per il bene della città e dei cittadini”. Poco prima Debora Serracchiani, vice segretaria del Pd, l’aveva invitato “a riflettere sull’opportunità di offrire le dimissioni”, dopo lo scandalo del Mose (il sistema di dighe mobili contro l’acqua alta).
Renzi ha davanti tre problemi da risolvere: 1) il dissenso interno del Pd, 2) le critiche degli alleati che sostengono il governo; 3) i dubbi di Silvio Berlusconi, componente della maggioranza per le riforme istituzionali, sull’accordo siglato con il presidente del Consiglio.
Per il giovane “rottamatore” il fronte più caldo è quello interno. Deve fare i conti con un Pd vittorioso ma spaccato. I 14 senatori autosospesi hanno denunciato “un’epurazione delle idee non ortodosse”. Mineo si è mostrato pronto a ricucire “se il partito si rende conto dell’errore”. Ma ha rincarato: “C’è una presa partitocratica sul Parlamento che è una vergogna”. Chiti si è detto amareggiato perché “non ho mai visto dimissionamenti autoritari dalle commissioni”.
Dalle minoranze c’è l’invito al disgelo. Stefano Fassina, esponente della minoranza della sinistra del Pd, invita al confronto evitando “prove di forza”. Indica la necessità di “una discussione politica, sulla base del risultato elettorale, per discutere di come far andare avanti le riforme”.
Il presidente del Consiglio per adesso usa il pugno duro. “E’ stupefacente che Mineo parli di epurazione. Il partito non è un taxi che si prende per farsi eleggere”. Vuole realizzare le riforme economiche e istituzionali, non mollerà di “mezzo centimetro”. Gioca la carta del consenso popolare: “Il Pd è davanti a un bivio. Non ho preso il 41% per lasciare il futuro del Paese a Mineo”. Il “nuovo Pd”, il suo, alle elezioni europee del 25 maggio ha ottenuto il 40,8% dei voti. Un successo inimmaginabile, una soglia elevatissima di voti raggiunta solo dalla Dc nella storia della Repubblica italiana.
In democrazia ci si confronta e si vota. Chi ha più consensi vince. La regola vale per risolvere i contrasti in un partito, oltre che per eleggere il Parlamento e il governo Winston Churchill, primo ministro britannico nella guerra contro il nazifascismo, diceva: “La democrazia non è un buon sistema di governo, tuttavia l’esperienza non ce ne ha fornito uno migliore”.

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