Sirena di allarme per il governo

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L’imprevedibile è sempre in agguato. Matteo Renzi il 25 maggio ha ottenuto un grande successo alle elezioni europee conquistando ben il 40,8% dei voti. “Un risultato storico” per il Pd, ha commentato subito dopo il presidente del Consiglio.
L’enorme investitura popolare, anche se non derivante da una consultazione politica, sembrava rafforzare il governo nella sua travagliata navigazione. Ma adesso è arrivata una brutta doccia fredda: l’esecutivo è stato battuto alla Camera per 7 voti sul delicato tema della responsabilità civile dei magistrati. Un emendamento della Lega alla legge europea è passato a scrutinio segreto con 187 sì e 180 no, mentre il presidente del Consiglio è impegnato in un viaggio in Asia per promuovere le esportazioni italiane e per sollecitare gli investimenti nel Belpaese.
Nel segreto dell’urna, secondo fonti parlamentari, avrebbero colpito 60-80 “franchi tiratori” della maggioranza. L’obiettivo dei deputati dissidenti della maggioranza sarebbe quello di lanciare un segnale per pesare sulle riforme impostate dall’esecutivo. “È una indicazione sulla riforma della giustizia alla quale sta lavorando il ministro Orlando”, osserva Marco Di Lello, deputato del Psi.
È una sirena di allarme rosso per il presidente del Consiglio e segretario del Pd. Il giovane “rottamatore” democratico non può abbassare la guardia nemmeno dopo il grande successo alle elezioni europee. Deve fare i conti almeno con tre problemi: 1) le fibrillazioni con i partiti della maggioranza di governo, usciti con le ossa rotte dalla consultazione; 2) i contrasti ancora non risolti con le minoranze del Pd sulle riforme e sulla gestione del partito (nei ballottaggi per i sindaci di domenica il Pd ha perso roccaforti “rosse” come Livorno, Civitavecchia e Perugia); 3) i dissensi con Silvio Berlusconi, componente della maggioranza istituzionale per realizzare le riforme.
Lo “scivolone” dell’esecutivo alla Camera è ancora più grave perché a Montecitorio Renzi, a differenza del Senato, gode di una maggioranza molto ampia. In più il governo è inciampato in un voto segreto, non palese, sulla responsabilità civile dei magistrati, tema molto caro al presidente di Forza Italia, che in più occasioni ha accusato una parte della toghe di “perseguitarlo” per “eliminarlo politicamente”.
Ma il governo e la maggioranza considerano il voto un incidente di percorso. Renzi è determinato a realizzare le riforme per combattere la crisi economica e per rinnovare le istituzioni. Con il voto sulla responsabilità civile dei magistrati, però, è emersa la fragilità della tenuta parlamentare della maggioranza. Rischiano di essere bruciati anche gli incerti segnali di ripresa, come l’aumento della produzione industriale italiana registrata ad aprile, dopo i crolli continui subiti negli ultimi cinque anni. Rischia di andare in fumo anche l’immagine di autorevolezza del presidente del Consiglio verso gli interlocutori internazionali (adesso è impegnato nel viaggio in Asia e da luglio sarà alla guida della Ue, quando scatterà il semestre italiano di presidenza).
Dopo la vittoria alle europee la strada sembrava in discesa per il governo Renzi, dopo tanti travagli. Il presidente del Consiglio dovrà esaminare e dare una risposta a questi segnali di allarme. L’economista John Maynard Keynes avvertiva: “Non accade mai il prevedibile, ma succede sempre l’inatteso”.

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